Coronavirus, aggiornamento 1 aprile, giorno 41

Coronavirus, aggiornamento 1 aprile, giorno 41

I dati di oggi sono sostanzialmente in linea con le attese. In Lombardia sono ancora 1565 i nuovi contagi (più di ieri, è vero, ma a fronte di oltre il doppio dei tamponi eseguiti – ed era ora! – quindi non ci spaventiamo). Si continua a percepire una significativa riduzione della pressione sugli ospedali, i PS, e anche sulle Terapie Intensive, che restano comunque e sempre in saturazione: sarà così ancora a lungo, finché non sarà superato il massimo carico epidemico, o non saranno almeno disponibili i posti dei nuovi ospedali d’emergenza. Per il momento, ogni giorno diversi pazienti devono essere trasferiti da altre parti, inclusa la Germania. Riguardo il resto dei numeri, fatto salvo il dato lombardo, non ci sono grosse sorprese, ma vorrei lasciare che i grafici facessero il loro mestiere, che vale più di tante parole.

In effetti, dal punto di vista della comunicazione dei dati, è un momentaccio: la curva dei contagi è complessivamente in evidente fase di discesa, mentre il picco epidemico deve ancora arrivare (ci siamo quasi). Noi qui ormai siamo espertoni, e non confondiamo i due fenomeni, ma nel marasma mediatico c’è contemporaneamente chi dice che siamo “in piano”, chi ancora in salita, chi in rapido calo ma ancora non a zero. Immagino lo smarrimento di chi ascolta i TG. (NB: per chi arrivasse solo oggi, sono sempre ben disposto a dare altre spiegazioni, eventualmente)

Le varie regioni e province si muovono ancora un po’ in ordine sparso, ma sembrano complessivamente pronte a mettersi “in marcia” verso la salvezza. Come un esercito che sta lentamente preparandosi per tornare a casa, con addosso tutti i segni della guerra. Le nostre prime linee – medici, infermieri, operatori – resteranno in battaglia. Sanno bene che tra poco anche l’attenzione della gente si rivolgerà altrove. Ma non gli importa, è naturale che sia così. Gli ospedali sono posti dove si chiudono le angosce e i dolori, per poter viverne liberi al di fuori.

Il conto dei morti rimane impressionante, e prendono consistenza le voci di tanti altri decessi, mai registrati, mai arrivati in ospedale. L’Istituto Superiore di Sanità promette di far luce. Ma si è già fatto il minuto di silenzio, la gente si è rimessa il cappello, e ora pensa al futuro. Anche questo è naturale, non si può mischiare la morte e la vita troppo a lungo.

E allora pensiamo alla vita. Molti mi chiedono di prendere una posizione sul tema dello sblocco di alcune restrizioni. Non ho l’autorevolezza per dispensare pareri tecnici da epidemiologo. Ho molti dubbi, su tutto, per cui prendete la risposta per quel che vale. Non mi preoccupa, di per sé, che la mamma torni a spasso con il bambino (escludo che possa nuocere), ma mi preoccupa molto che si dica ora che si possa ricominciare a farlo. Tutti noi seguiamo l’istinto, involontariamente captiamo i segnali di cessato allarme, e abbassiamo l’attenzione. Non è il momento, è troppo rischioso. Tra poco tempo sarà diverso, adesso è troppo presto.

Il famigerato indice di riproduzione virale, l’R0 (erre con zero), pare stia finalmente arrivando intorno a quota 1 o anche meno. Ma questo si deve solamente alle misure di isolamento. Il virus, lui, non è cambiato, il suo personalissimo R0 è sempre lo stesso (intorno a 2,5). Se molliamo la presa, torna immediatamente al suo valore iniziale. Già oggi molti riferiscono che in giro per Milano c’è più gente di prima. In Sicilia si dice che molti già si preparano alle gite di Pasqua. Follia! Presto arriveranno le belle giornate di sole, come faremo a tenere tutti a casa se la gente non si capisce che il virus è ancora in giro? Le curve calano, ma siamo ancora in piena epidemia! Si tratta di poche settimane, pochi giorni. Non buttiamo via ciò che abbiamo faticosamente conquistato!

Un’ultima cosa. Abbiamo passato il momento della sorpresa, poi quello della paura e del dolore. Dopo è arrivato il momento della speranza, che già ora è rassicurazione, ma anche stanchezza, sfinimento. Alcuni riprendono polemiche, astio, vogliono avercela con qualcuno, regolare i conti. Invece questo deve essere il momento della pazienza. Ognuno di noi deve ancora sforzarsi, e dare buon esempio. Siamo pazienti, gli uni con gli altri, è troppo importante in questo momento. Non è buonismo, è un pragmatico appello a fare corpo insieme. Molti hanno già adesso difficoltà psicologiche con l’isolamento, nelle case ci sono tensioni, conflitti, ci saranno disagi economici crescenti. Cerchiamo il più possibile di mantenerci sereni, positivi, rispettosi. (NB: non sto parlando dei commenti a questi post: qui si è radunata una piazza virtuale speciale, tutta fatta di calore umano, e abbracci, e solidarietà. Ma facciamo la nostra parte anche fuori di qui: c’è bisogno).

Un saluto affettuoso a tutti.

Paolo Spada